Standard o interpretazione?

Esser social oggi. Dalle mie parti si direbbe "esti bessiu unu trabballu" (è diventato un lavoro), peraltro senza compenso.

O forse si? Beh va detto che, oggi, "piacere" è importantissimo (più di quanto non lo sia mai stato nel corso dei tempi) e ci sono vere e proprie professioni volte a carpire, semplificare, indottrinare per tutto questo... si rifà tutto quello standard che il Marketing c'impone: una cosa che ho sempre odiato. Ed ecco che è già venuta fuori una delle due opzioni che il titolo propone: lo standard. La definizione di STANDARD è, genericamente: tutto ciò che segue dei particolari modelli - criteri - istruzioni per poter rientrare in un' "area" di apprezzamento generale, volto ad essere accettato seconda le multisfacettature culturali e sociali della società e dell'epoca in cui si vive.

Adattiamolo, però, all'arte (scusate se non uso la A maiuscola ma l' Arte oggi, fortunatamente, è ancora per pochi, quindi generalizzo): lo standard, per forza di cose, si basa su di un linguaggio che dovrebbe avere forme di ESPRESSIONE, INTERPRETAZIONE personeli e mi sentirei di dire che, DI NORMA, si rifà a (o anzi è) quell'insieme di regole - direttive che, se applicate a dovere, ti permettono di tirar fuori un lavoro - opera che, di per se, raggiunge uno standard (appunto) qualitativo apprezzabile. ATTENZIONE PERò: quando quello standard intacca, deforma (o meglio uniforma) ed appiattisce quel lavoro - espressione - interpretazione - opera che tanto ci ostiniamo a proporre ma che, alla fine, risulta come tante già viste? Accade quando la società stessa, tramite i mezzi a disposizione (social) s'impone dei target talvolta discutibili ed inutili, aspettandosi e giudicando un insieme di elementi che vanno ben oltre alla semplice capacità di realizzazione dell'opera ma includendo anche la capacità dell'autore nel cercare di renderla quanto più STANDARD possibile (con tutti i mezzi), non so se mi spiego. Il rischio è che, alla lunga, si passi dallo standard alla noia. Pensateci bene. Rifacendomi al paesaggio: quante foto delle Lofoten avete mai visto DAVVERO diverse, condizioni climatiche a parte? Del monte Kirkjufell? Dei pini della Val D'Orcia? Etc. etc. Non sto scrivendo che non ce ne siano, sto scrivendo che quelle proposte, talvolta con sponsorizzazioni, sembrano uscite da una copisteria. Fossero poche si potrebbe parlare di "opera realizzata come" o "alla" o "in chiave" o "in stile di" ma oggi siamo veramente tanti e tutti con quel modo d'interpretare così regolare - inquadrato - impostato - social - STANDARDIZZATO che diventa veramente difficile essere originali. La moda si è trasformata e non è più "organizzarsi" per seguirla, acquistando specifiche attrezzature, è proprio: realizzare per ricevere un minimo di considerazione dettata da quello standard. A questo punto, tornando al titolo, vi chiedo: dov'è finita l'INTERPRETAZIONE? Oggi l'interpretazione la s'intende come "processo di sviluppo" (che alla fine non è sbagliatissimo, il buon Ansel Adams insegna) ma è venuta meno DAVVERO TANTO l'interpretazione pre-scatto: lo scegliere l'inquadratura giusta, il dettaglio, l'incastrare forme anche quando non sono così favorevoli a quel concetto di fotografia che vorremmo esprimere. Nel frattempo si continua a parlare di "standard fotografico" in gruppi in cui si elogiano capolavori di grafica e di qualità restituita da ottica e da capacità di postprodurre un file grezzo senza tirar fuori altro che un risultato WOW che dura si e no, quanto? Badate bene che non è gelosia, io mi son sempre battuto per cercare di essere "alternativo" (diverso è troppo difficile oggi!). Non posso essere geloso, sto piano piano capendo che è inutile esserlo oggi, preferisco essere determinato a portare avanti quel mio discorso personale d'interpretazione, quello scrutare attorno mentre altri scattano, quell'andare in un angolino a fare il proprio pur stando a fianco di chi c'è e ha deciso di trascorrere del tempo con te. Chi esce spesso con me quasi ormai c'è abituato, è un mio modo di realizzare: analizzare, trovare un soggetto, trovare come sottolinearlo, trovare come raccontare il contesto in cui si trova, trovare il modo di far convivere quest'amalgama, POI settare - installare filtri - scattare. Infine proporre. Vi consiglio di provarci: io scatto veramente da poco ma, salvo situazioni in cui sono forzatamente costretto a realizzare uno scatto che sia standard e privo di una mia personale interpretazione, cerco sempre di pretendere da me uno sforzo, un'alternativa, un modus operandi diverso, un esperimento... per un risultato mio.

Che poi questo sia apprezzato e rientri nei famosi standard è altro discorso.

A questo punto potrei pure capire il fatto che molte persone sono semplicemente restie ad indicare location, a far sapere dove vanno, a dare dati di scatto sbagliati: perché ci sono persone che si tengono tutto per se riguardo la fotografia? Perché ci sono altre persone che, ti tengono nella propria lista amicizie letteralmente per fare una foto che somiglia se non addirittura è una copia sputata di quella da te presentata. Probabilmente è motivo d'orgoglio per molti, moltissimi: "sai, una foto così ce l'ho anche io fatta come quel grande fotografo conosciutissimo" così come "quel tipo di foto fatta lì, così, l'hanno vista da me". Beh io sto cercando di fare il contrario, nel senso: cerco di fare, di proposito, il mio in maniera diversa da come solitamente la vedo proposta da tanti altri. Questo non vuole assolutamente dire che mi aspetto di creare un nuovo "filone da copiare" o di trovarmi a dire "quel tipo di foto ho iniziato a farle io", sarebbe egoista ed eccentrico come non mai, ripeto: io scatto da poco e non conosco tutto il panorama fotografico mondiale per potermene uscire con una cavolata simile. Non m'importa se canno qualche altaluce o brucio qualche ombra, preferisco non farlo (certo) ma c'è altro da osservare, come in questa foto per esempio: ho cercato di illudere l'osservatore contestualizzandolo in una situazione in cui IO SEMBRO in mare con una barca mentre assisto ai fuochi pirotecnici di S.Antioco. Anche se non è stato così, ci ho provato, spingendo l'osservatore a sentirsi spensierato - libero - spettatore da un punto di vista insolito - attratto e piacevolmente a proprio agio in quella situazione di penombra, quasi come illuminato solamente dai fuochi, quasi a sentirne i botti in lontananza.. fra una carezza del mare e l'altra che s'infrange sulla barca. Vi avevo annunciato che sarei tornato sul blog per spiegare delle cose: con questo post credo di avervi maggiormente introdotto sulla spiegazione della mia firma - della mia scelta sul titolo del sito - del mio "stile" (ditemi voi se c'è, anche se fa schifo). Questa è la mia impronta fotografica.

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